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Le novità spesso creano timori, perché non le si conoscono. Quando non vengono superate, le paure possono degenerare e trasformarsi in fobie oppure in stati ansiosi. Paura, fobia, stato ansioso sono tre concetti connessi, ma non sinonimi.

Amo uscire o odio uscire?

Questa è una preziosa domanda, il presupposto per sentirsi, ascoltarsi dentro e quindi capire! Spesso dietro al “Mi piace”, “Non mi piace”, “Sono in difficoltà”, “Lo odio proprio…” c’è un’emozione. Se si trattasse di paura? Magari di paura non pienamente cosciente o verbalizzabile?

La paura fa parte del gruppo delle emozioni primarie o di base, gruppo composto da rabbia, tristezza, gioia, sorpresa, disprezzo e disgusto.

È un’emozione comune, fisiologica e universale, sperimentata dunque da tutti. Lo stato emotivo della paura, il senso di repulsione e di apprensione, ha radice lontana, nella conservazione in una situazione di estremo pericolo. Se facciamo un salto indietro ai nostri antenati, riusciamo a capire il valore adattivo di questa emozione: la paura ha protetto i nostri avi dagli animali selvaggi o da vicini ostili. Oggi gli stimoli che ci fanno paura non sono più grandi leoni o invasioni nemiche, quanto piuttosto la perdita di un lavoro, un cambiamento di vita o il semplice sommarsi di problemi quotidiani. La paura ha avuto dunque un’utilità per l’uomo, mettendolo in guardia dai pericoli.

Paura, rabbia e tristezza spesso si susseguono nell’affrontare le situazioni disturbanti: il vivere nella paura può far insorgere condotte di evitamento fobico o far sentire rabbia, un’emozione generata dalla frustrazione, che si può manifestare attraverso l’aggressività.

La paura, però, può condurre a sperimentare anche tristezza, emozione che si origina a seguito di una perdita o dal non raggiungimento di uno scopo.

La paura diventa un problema quando viene vissuta in maniera esagerata o fuori contesto, invalidando o limitando la nostra quotidianità.

Di fronte ad una ipotetica minaccia, una novità o un pericolo il nostro corpo produce un ormone, l’adrenalina, che induce cambiamenti fisici e mentali per prepararci all’azione. Le due principali reazioni dinnanzi a uno stimolo pauroso o sconosciuto sono l’attacco o la fuga: la prima ci consente di affrontare l’ostacolo, combatterlo; la seconda ci porta ad abbandonare la situazione prima che divenga eccessivamente minacciosa per la nostra sopravvivenza. Si ragiona, però, a posteriori dalla reazione avvenuta, spesso chiedendosi “Perché mi sono comportato così?”. In particolare, se la reazione avviene di fronte a quello che usualmente sarebbe definibile un piacere, non una fatica, come il partecipare a una festa di amici. Cosa destabilizza e provoca allora paura? Nel caso di chi ha la Fibrosi Cistica, spesso è l’ansia anticipatoria o il peso da dover sopportare per “arrivare in forma” all’evento. Le fatiche spesso creano senso di “overbooking” e inficiano l’umore, trasformando un piacere nell’ennesimo peso e in frustrazione. Spesso, il problema non è l’evento di per sé, ma il periodo che si sta vivendo e affrontando. Occorre valutare le situazioni e ben valutare quelle nelle quali è rischioso “accettare prenotazioni” al di sopra delle capacità effettive di poterle portare a termine.

Oltre a poter usufruire dell’aiuto dello psicologo del Centro ove sono in carico posso, magari parallelamente, cercare aiuto nel mio contesto di riferimento e ricordare che le persone intorno a me, come amici, fratelli, compagni di classe, ma anche adulti di riferimento in ambito familiare o scolastico, sperimentano, hanno sperimentato o sperimenteranno situazioni di difficoltà.

Perché?

Perché tutti vivono momenti di vulnerabilità e fragilità, magari per situazioni diverse, ma con i medesimi effetti. Vergogna, ansia, rassegnazione, delusione, stati d’animo di tristezza provocato dalla constatazione che aspettative e speranze che non hanno riscontro nella realtà sono emozioni secondarie, originate dalla combinazione delle emozioni primarie sì, ma soprattutto si sviluppano con la crescita dell’individuo, di ogni persona, oltre che con l’interazione sociale. Nostalgia, invidia, gelosia e offesa sono le altre, ma si possono condividere anche allegria, gioia, speranza e in modo empatico. Cene, party o feste di compleanno, oltre a gite scolastiche e uscite, ad esempio, potrebbero essere stati sia un piacere sia una fatica anche per gli altri! E magari per motivi simili ai nostri o, se dissimili non per questo meno difficili da affrontare! Alla domanda “Come posso?” forse qualcuno accanto a noi ha già dato una risposta o può darci una mano, da spettatore meno coinvolto (ma non meno presente), a trovare una risposta soddisfacente.

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