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L’ossigenoterapia è definita come una forma di cura che si basa sulla somministrazione di una quantità supplementare di ossigeno al paziente, ma che cosa significa in realtà? Qual è la giusta quantità che devo usare? Quando ne ho necessità?

Queste sono solo alcune delle domande che un paziente con la Fibrosi Cistica potrebbe porsi quando, purtroppo, la funzionalità respiratoria inizia progressivamente a diminuire.

È necessario per prima cosa considerare l’ossigeno come un vero e proprio farmaco con i suoi effetti benefici, ma anche con i suoi effetti collaterali.

Lo strumento, che utilizziamo nella pratica clinica, per misurare la quantità di ossigeno è il saturimetro che è in grado di calcolare la saturazione dell’ossigeno nel paziente attraverso la luce assorbita dall’emoglobina contenuta nel sangue. Questo strumento ci dà una misurazione veloce ma non precisissima, perché appunto, si basa su un calcolo.

L’esame invece che ci permette di conoscere la reale quantità di ossigeno presente nel sangue è l’emogasanalisi. Questo esame è più invasivo e consiste nel prelevare del sangue da un’arteria, di solito si preferisce quella radiale (sul polso) e poi analizzarlo in strumenti particolari in grado di fornire delle misurazioni precise, non solo dell’ossigeno, ma anche della quantità di Anidride Carbonica, del Ph e dei bicarbonati.

Il team multidisciplinare che ti segue e ti conosce, prima attraverso la misurazione della saturazione e poi, se necessario, attraverso l’emogasanalisi decide se è il caso di prescriverti l’ossigeno a domicilio.

Durante un ricovero verranno eseguiti dei test (saturimetria notturna, 6mwt) e varrà monitorata la reale necessità di ossigeno durante la fisioterapia e durante l’attività fisica.

La quantità giusta, come puoi immaginare, dipende da numerosi fattori e cambia da paziente a paziente anche in base a quelle che sono le attività di vita. Come regola nei pazienti con patologie respiratorie di tipo ostruttivo (come la FC), la saturazione non dovrebbe superare con il supplemento dell’ossigeno il 91- 92% perché altrimenti, potremmo, a saturazioni più alte, accumulare anidride carbonica che è un veleno per il nostro organismo.

Esistono diversi modi di fornire l’ossigeno al paziente, si possono utilizzare degli occhialini nasali, delle maschere e addirittura, in casi più gravi, dei caschi, mentre per i dispositivi che erogano l’ossigeno esistono bombole gassose, contenitori di ossigeno liquido e concentratori portatili. In tutti questi è importante che si utilizzi un gorgogliatore con all’interno acqua per preparazioni iniettabili in modo da umidificare l’ossigeno.

Siamo perfettamente consapevoli, delle difficoltà ad accettare questa nuova terapia, che può apparire più ingombrante di tutte le altre che già fai. Ricordati che l’ossigeno non crea dipendenza e che, se utilizzato nel modo corretto darà subito dei benefici.

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