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Quante volte abbiamo sentito dire che la montagna è sinonimo di libertà?
Aria fresca, paesaggi mozzafiato, natura incontaminata e quella sensazione di lasciarsi alle spalle la frenesia di tutti i giorni.

Per chi vive con la Fibrosi Cistica, però, la montagna può rappresentare una sfida: con l’aumento della quota la disponibilità di ossigeno diminuisce, la respirazione può diventare più faticosa e il corpo ha bisogno di adattarsi. In alcuni casi possono comparire i sintomi del cosiddetto mal di montagna (o acute mountain sickness), che con qualche accortezza si può però prevenire.

Vediamo quindi quali accorgimenti possono aiutare a vivere la montagna con maggiore consapevolezza.

All’aumentare dell’altitudine l’aria diventa più rarefatta, questo significa che il corpo ha a disposizione meno ossigeno rispetto a quando si trova al livello del mare. Per molte persone è un cambiamento quasi impercettibile, ma per chi vive con la Fibrosi Cistica la respirazione può diventare più impegnativa, soprattutto se associata a uno sforzo fisico.
In genere, fino ai 1500-2000 metri il corpo si adatta senza particolari problemi; sopra i 2000-2500 metri, invece, è bene confrontarsi con il proprio centro di riferimento prima del viaggio, soprattutto in caso di funzione respiratoria ridotta.
I polmoni, già fragili per la malattia, possono avere bisogno di più tempo e attenzione per adattarsi alle condizioni della montagna.
Per questo è importante ascoltare il proprio corpo, senza forzare; in alcuni casi, fare un passo indietro non significa fallire, significa vivere la montagna con maggiore sicurezza.

Anche se l’altitudine porta con sé delle sfide, la montagna offre comunque numerosi benefici e opportunità per chi ha la Fibrosi Cistica.
L’attività fisica in montagna, se svolta in modo adeguato e secondo le indicazioni del medico, può contribuire a migliorare la resistenza muscolare e cardiorespiratoria. Inoltre, può favorire la mobilizzazione delle secrezioni bronchiali, aiutando a rendere il muco più facile da eliminare.
Quindi, perché rinunciare alla montagna? L’importante è scegliere attività adatte alle proprie condizioni. Tra le opzioni più consigliate ci sono:

  • trekking: passeggiate su sentieri non troppo ripidi, ideali per godersi la montagna senza sforzarsi troppo;
  • nordic walking: l’uso dei bastoncini distribuisce lo sforzo tra gambe e parte alta del corpo, favorisce un’espansione toracica più ampia e aiuta a mantenere un ritmo regolare;
  • passeggiate a cavallo: un modo più rilassato per esplorare la natura, senza affaticare direttamente il sistema respiratorio;
  • sci di fondo leggero o ciaspolate: attività invernali a bassa o media intensità che, su percorsi pianeggianti e a quote moderate, permettono di allenare la resistenza cardiorespiratoria senza sforzi intensi.

L’importante è mantenere un ritmo sostenibile e affrontare la salita in modo graduale, consultando il medico tempestivamente per valutare eventuali sintomi e conseguenze.

Il mal di montagna può manifestarsi con sintomi come mal di testa persistente, nausea, stanchezza marcata, disturbi del sonno e affanno anche a riposo.
Per chi vive con la Fibrosi Cistica vanno tenuti d’occhio anche un aumento della tosse o delle secrezioni e una respirazione più affannosa del solito. Quando compaiono questi segnali la regola d’oro è semplice: non salire ulteriormente, fermarsi e, se i sintomi non migliorano, scendere a una quota inferiore e contattare il proprio centro di riferimento.

Oltre ai benefici fisici, la montagna può contribuire al benessere psicologico in modo importante. Il contatto con la natura e l’aria pulita sono un vero toccasana per la mente. Lontano dai rumori della città, immersi nei paesaggi montani, è facile percepire una sensazione di serenità che aiuta a ridurre lo stress, a migliorare l’umore e a rinvigorire lo spirito. Per chi vive con una malattia cronica come la Fibrosi Cistica, questo aspetto è fondamentale per alleggerire, almeno un po’, il peso della malattia

Se quest’estate hai deciso di concederti una vacanza in montagna, è sempre consigliato fare una visita al tuo centro di Fibrosi Cistica prima di partire. Ogni persona ha un piano terapeutico personalizzato che potrebbe necessitare di qualche aggiustamento in base alle condizioni ambientali della montagna.
Il medico specialista potrebbe suggerire esami come la spirometria, il monitoraggio della saturazione dell’ossigeno e, se necessario, un test di ipossia un esame che valuta come il corpo reagisce a una ridotta disponibilità di ossigeno, simulando condizioni simili a quelle che si possono verificare in alta quota o durante un viaggio in aereo, fondamentali per prevenire il mal di montagna o complicanze in volo.

Ora che conosci i principali aspetti a cui prestare attenzione, puoi confrontarti con il tuo centro di riferimento e iniziare a pianificare la tua avventura in montagna con maggiore serenità, passo dopo passo.

Fonti

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