Scuola, fisioterapia, controlli… che stress!

di: dott.sse Alessia Grande e Cristiana Risso

Psicologo Clinico e Psicoterapeuta, A.O.U. San Luigi Gonzaga (Torino)
Psicologa e Psicoterapeuta, A.O.U. Città della Salute e della Scienza (Torino)

Sentirsi sotto pressione rispetto ai numerosi impegni ai quali occorre “star dietro” è un vissuto piuttosto normale, ma comunque da affrontare.

Gli impegni sono molti e inserirli tutti in una giornata fatta di 24 ore, a volte, può sembrare una vera e propria impresa. Quando parliamo di sentirsi sotto pressione indichiamo, come sinonimo, il sentirsi stressati.

  • Cos'è lo stress?

Lo stress è una risposta psicofisica agli eventi che via via si presentano nella quotidianità, che il soggetto percepisce come “eccessivi”. Il termine stress fu impiegato per la prima volta nel 1936 da Hans Selye. Questi lo definì come “risposta aspecifica dell’organismo a ogni richiesta effettuata su di esso”. In base al modello di Selye, il processo stressogeno si compone di tre fasi distinte:

  • fase di allarme: il soggetto segnala l’esubero di doveri e mette in moto le risorse per adempierli;
  • fase di resistenza: il soggetto stabilizza le sue condizioni e si adatta al nuovo tenore di richieste;
  • fase di esaurimento: in questa fase si registra la caduta delle difese e la successiva comparsa di sintomi fisici, fisiologici ed emotivi.
  • Come lo riconosco?

La durata dell’evento stressante porta a distinguere lo stress in due categorie. Quello acuto, che si verifica una sola volta e in un lasso di tempo limitato; quello cronico, cioè quando lo stimolo è di lunga durata.

Lo stress è genericamente una risposta che in caso positivo (stress con benefici e favorente la vitalità, si pensi a un matrimonio o un pensionamento) si chiama eustress, in negativo si chiama distress. Ogni persona ha il proprio livello di tolleranza, dunque eventi stressanti per alcuni non è detto che lo siano per altri.

Lo stress può prendere forma attraverso sintomi fisici, comportamentali e psicologici; soffermiamoci su questi ultimi, facendone un breve elenco per imparare a riconoscerli:

  • Crisi di pianto
  • Nervosismo/agitazione
  • Reazioni di rabbia
  • Solitudine
  • Tensione/disturbi del sonno
  • Dimenticanze o inclinazione alla distrazione
  • Mancanza di creatività
  • Preoccupazione costante
  • Perdita di memoria
  • Perdita del senso dell’umorismo

Ovviamente non è sufficiente un unico sintomo elencato per definire un periodo di vita come “stressante”. I sintomi vanno valutati in base alla loro quantità, durata, frequenza e intensità e la valutazione è importante farla insieme all’équipe del Centro. Nello specifico, con l’aiuto dello psicologo si potrà capire se si sta vivendo un momento di stress acuto dovuto a una causa specifica, oppure se siamo di fronte a un vero e proprio disturbo, come, per citarne alcuni, un disturbo psicosomatico, depressione e disturbi d’ansia, disturbo post-traumatico da stress.

  • Quali interventi?

La correlazione fra stress e disturbi dell’umore è molto studiata, i disturbi d’ansia sono molto frequenti e si può giungere allo sviluppo di un disturbo acuto da stress o di un disturbo post-traumatico da stress (DSM-5, American Psychiatric Association, 2013). Il trattamento può avvenire tramite la psicoeducazione, per aumentare la consapevolezza nell’individuo dei suoi schemi, e il couselling psicologico.

Molto utili anche le tecniche di rilassamento e di mindfullness.

Anche in assenza di un vero e proprio disturbo conclamato, le incombenze quotidiane possono “stressare’ il proprio benessere psicofisico, dunque la prevenzione diviene un aspetto fondamentale.

Può essere una buona abitudine essere “organizzatori strategici”, ossia provare a organizzare la propria settimana ritagliando spazi adeguati per esigenze diverse: uno spazio per lo studio/il lavoro, uno spazio per le cure e uno spazio per il tempo libero, accettando che spesso saranno spazi disomogenei, un giorno prevarrà lo spazio per lo studio e ne rimarrà di meno per il tempo libero, un altro giorno accadrà l’incontrario. La bravura starà nell’alternare adeguatamente tra loro queste “giornate tipo” e tollerarne i lievi disequilibri. Quanto sopra detto vale nei momenti storici e di vita in cui la quotidianità è preservata. Esistono però anche momenti della vita che non ci permettono di essere “bravi giocolieri” e non riusciamo a mantenere equilibrio tra i vari “spazi”. Ci sono eventi che non possiamo controllare e che ci richiedono una completa riorganizzazione degli spazi; pensiamo a esempio a un ricovero, oppure a questo periodo storico caratterizzato prevalentemente da limitazioni dovute alla pandemia da Covid. In questi casi è funzionale accettare, con adeguata flessibilità mentale, che esistono parentesi di vita (che quindi hanno un inizio e una fine più o meno delimitate) in cui ci ritroviamo in situazioni che non avremmo voluto, ma da cui possiamo comunque trarre beneficio: un ricovero o il lockdown possono essere momenti in cui dedicarsi con maggior tempo e attenzione alla propria salute, consapevoli che poi arriveranno altri momenti, per esempio per viaggiare e godere appieno del proprio tempo libero.

Prendere consapevolezza, valorizzare strategie alternative e diversificate e affrontare l’argomento con i curanti possono essere strategie utili. Stare attenti alle attivazioni eccessive sia per intensità sia per prolungamento nel tempo, segnalarlo per non essere travolti dagli avvenimenti e dai ritmi frenetici sono buone strategie di “fronteggiamento’, ovvero di coping, a seconda del momento di vita che si sta affrontando. Inoltre, la prevenzione abilita lo strutturarsi di nuove strategie e l’acquisizione di nuovi skills.

Fonti

  • Diagnostic, American Psychiatric Association (2013). statistical manual of mental disorders,(DSM-5) Washington. DC: Author.
  • Selye, H. (1976). Stress without distress. In Psychopathology of human adaptation (pp. 137-146). Springer, Boston, MA.
  • Selye, H. (1976). Stress in health and disease Butterworth’s. Inc. Boston, MA.